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Regina era una leggenda per molte guardie giurate rimaste in città a lavorare in una Napoli desolata alle porte di ferragosto. Nessuno conosceva il suo vero nome, nessuno conosceva la sua vera identità. Era vero quel che si diceva? I suoi glutei erano davvero così generosi e abbondanti, di un colore così intenso e delicato? Il rossore delle guanciotte si faceva sempre più insostenibile, ma non era per il caldo. Il suo passo nella notte si faceva sempre più sicuro, insistente. Un portone, un altro ancora, un’occhiata. Una guardia giurata rimasta sola soletta, un sorriso. I suoi grandi occhi verdi fissavano quell’uomo ma senza alcun cenno.

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Un sorriso ricambiato ma non era lui la vittima, non era ancora tempo, non era il momento propizio. La luna avrebbe trasformato molto presto Regina. Il cielo stellato, i fianchi morbidi, generose rotondità nella notte, quella volta Regina era tornata ma non lo sapeva ancora. In cosa si sarebbe trasformata stavolta? Era un mistero anche per lei stessa. Intanto la luna le faceva compagnia nel suo cammino. La metropolitana semivuota, i palazzi di città si susseguivano, forse era davvero tempo di ritornare a casa? Scese alla sua fermata, un passo, 300 metri da casa, ma ancora quella strana sensazione, quel calore che saliva tra le cosce, i glutei e che faceva diventare le guanciotte di un rosso accesso inconfondibile. Lo riconosceva ora, era proprio lui, era ancora quel rossore, quel calore intenso, aveva paura di lei stessa quella notte.

Da buona cittadina Regina sarebbe stata proprio curiosa di vedere come procedevano i lavori. Si avvicinò a quell’uomo, il cuore batteva forte, il suo fremito era inarrestabile, sculettante, avanzava, morbosità e rotondità in piede di guerra. Ciao, ma quando verranno inaugurati i cantieri della metro? Da buona cittadina vorrei vedere come stanno procedendo i nuovi lavori della metro». Eh no, mi fai passare un guaio. Si allontanò, ma Regina non cedette, i suoi occhi da medusa continuavano a scrutare la sua essenza di maschio mediterraneo, e un sorriso accattivante, deciso, da maschio predatore non si fece attendere troppo. La tutina di Regina, stretta e aderente, intanto lasciava intravedere le sue morbosità in fremito, lui abbassò gli occhi e cominciò a realizzare davvero quelle peccaminose fasce muscolari — poi ritornò a fissarla in quegli occhi verdi, non una parola! Una mano in tasca, ma Regina continuava ad allontanarsi, finse di accomodarsi i capelli ma non ne aveva alcun bisogno.

90 verso un palo della luce, cominciando a ridacchiare come la più becera delle Lolite, un’adolescente durante le sue prime voglie e fremiti. Nell’oscurità del cantiere lui continuò a sorridere. Regina si riavvicinò, questa volta più agguerrita che mai. Passo svelto, guanciotte rosse, sguardo da gatta, è fatta! Una bimba monella come l’altra volta? Oddio, sono nel cantiere, puzza di piscio degli operai a lavoro durante i giorni lavorativi, fango qui e lì. Lui sorride, un sorriso tetro, pietrificato, calcolatore. Tu avevi detto che non era possibile. Vieni vieni, scendi giù e vedrai, vieni, attenta alle scale.

Scendo quelle scale come posso, lui è dietro di me, sono la prima in città a vedere quel cantiere. Lui è dietro di me, ormai non ho scampo. E’ la Regina ormai è la Regina della notte, sono tornata! Allora qua abbascio songo i binari, vedi?

I treni però ancora non ci sono? Il suo membro spavaldo verso di me, già di marmo, in men che non si dica mi ritrovo in ginocchio, pompo come una vacca, sì perchè fui una lurida vacca quella sera, soffoconi dopo soffoconi, commenti. Soffoconi, ancora e ancora, ingoio la cappella nel mio vortice di piacere, le palle mi sbattono sul mento, e quelle goccioline di saliva e di liquido preseminale colano sul pavimento fradicio. Nel mentre il mio visino lo fissa dritto negli occhi, è inarrestabile, mi afferra i capelli. Ormai la mia bocca è diventata la sua figa calda e accogliente, mi dirige come vuole, non ho scampo, sono afferrata, scopata nelle vie orali, ma poi riprendo io il gioco.

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Ancora pompate, soffoconi con la media di 2 ogni 5 secondi, viso rossissimo, la trasformazione da vacca è avvenuta completamente. Sento le palle piene piene sbattere ancora contro il mio mento, la cappella ormai mi ha sfondata la gola, gocce di saliva e liquido preseminale che scorrono sulle mie tettine, dolci ciliegine. Mamma e che puttanone, mamma mà. In ginocchio, come una città sotto assedio. Vieni vieni, vieni da zio vieni, fammi vedere sto culo che c’hai. E’ proprio il tuo culo questo? Sono appoggiata a 90 su un cumulo di mattoni, sono completamente vacca.

Le mie mutandine leopardate abbassate senza ritegno, sto per essere violata. Due mani avide e possenti sui miei fianchi. Uno schiaffo, il suono che rimbomba nella galleria vuota, solo io e lui, io su quel cumulo di mattoni come l’ultima delle bagasce della terra. Ma che guanto, sta ferma, sono sposato e ho figli, devo stare attento, mica faccio sempre ste cose io.

Si avvicinò a quell’uomo; mia moglie succhia il mio video sesso trans gratis sicuro duro in primo piano davanti alla videocamera.

Ancora un altro schiaffo, ancora un rimbombo, un eco. La cappella, la sento, il ponte è a metà, il ponte del suo cazzo dentro di me, quasi tutto dentro.

Le mie montagne si allargano sempre più per fargli strada, le mie montagne del piacere. Un colpo netto, mi inarco a 90, mi alzo un po’ di botto ma non me lo permette, ancora altri colpi più potenti, le palle contro le natiche, le mutandine abbassate, colpi su colpi senza pietà. I miei lamenti si susseguono, i suoi colpi sempre più violenti, il mio viso schiacciato su quei mattoni. Si accascia su di me come un guerriero appena tornato da una lunga e faticosa battaglia. Il mio viso su quei mattoni, i miei occhi persi nel vuoto, poi il silenzio. Si riallaccia i pantaloni come se niente fosse successo, intanto la mia fica anale regala tanto nettare bianco e gocciolante. Ora sono una vacca appena fecondata. Mi alzo, senza dire niente, i silenzi di Regina, ciao. Martedì prossimo sto qui, giovedì invece sto in un cantiere al porto, dammi il tuo numero.

Ma regina non risponde, sale quelle scale, supera l’antro buio, una voce dietro di lei. Ha di nuovo inizio la leggenda, Regina della notte. Tutti i diritti riservati all’autore del racconto — Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell’autore.

Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto. Invoglia a leggere e rileggere più volte. Il tuo racconto bello, avvincente, emozionante come le tue foto. Ci piacerebbe averti alle nostre feste. Il mistero perle peccaminose e luride fantasie di Regina mi appassiona. Grazie tesoro, molto dolce non sono fantasie, quella fu una notte particolare, molto particolare kiss.